Arquà
Petrarca è un Borgo medievale che conserva immutato il
fascino di un tempo ed è considerato la perla dei Colli
Euganei. Il comune sito nella provincia di Padova, conta 1.868
abitanti ed è ubicato ai piedi del Monte Piccolo e del
Monte Ventolone, nei Colli Euganei.
Abitato
fin dai tempi romani, acquistò importanza dopo che Francesco
Petrarca, sommo poeta della lingua italiana, desiderò trascorrere
gli ultimi anni della sua vita nella caratteristica serena quiete
del luogo. Il paese ne conserva la casa e la tomba con le spoglie.
Il richiamo alla memoria del poeta favorì nei secoli successivi
il sorgere di case e ville di molte famiglie venete, che costituiscono
oggi un patrimonio artistico ed architettonico degno di essere
visitato e rivisitato con religiosa attenzione.
I
recenti interventi, i cui sforzi sono stati finalizzati alla conservazione
e alla valorizzazione del patrimonio storico e naturalistico,
hanno dato i loro frutti ed oggi la Città di Arquà
Petrarca è stata ammessa al ristretto club dei Borghi più
Belli d'Italia ed ha ricevuto l'elezione a Bandiera Arancione
del Touring Club . Oltre l'aspetto storico naturalistico sono
stati fatti notevoli investimenti anche nella promozione dei prodotti
locali in particolar modo dell'Olio che ha portato il Borgo ad
aderire all' Associazione Nazionale Città dell'Olio.
Molti sono i luoghi ed i monumenti di interesse storico e culturale
che il Borgo offre al suo interno. Vediamone alcuni in dettaglio:
La
Casa del Petrarca
La struttura originaria era del duecento e fu lo stesso Francesco
Petrarca, a partire dal 1369 quando gli fu donata dal Signore
di Padova Francesco il Vecchio da Carrara, a presiedere i lavori
di restauro. La casa, composta di due corpi con un dislivello
l'uno dall'altro di tre metri e mezzo, fu modificata dal Poeta
che aprì sulla facciata alcune finestre e ne fece un unico
alloggio con due unità abitative riservando come abitazione
per sé e per la propria famiglia il piano sopraelevato
dell'edificio sito sul versante di sinistra, mentre riservò
alla servitù e ai servizi l'edificio di destra, sito in
alto, dove si trovava anche l'ingresso principale.
Nel cinquecento ne divenne proprietario il nobile padovano Pietro
Paolo Valdezocco; è' in questo periodo che vengono costruite
la loggetta di stile rinascimentale e la scala esterna ed è
soprattutto allora che vengono fate dipingere le pareti con tempere
rappresentati scene ispirate al Canzoniere, ai Trionfi e all'Africa,
tutte opere del Poeta. Seguirono poi anni di degrado, anche se
la casa continuava ad essere meta di personaggi famosi quali l'Alfieri
ed il Foscolo. L'ultimo proprietario, il cardinale Pietro Silvestri,
la donò, nel 1875, al Comune di Padova.
Attualmente sono ancora conservati, lo studiolo in cui morì
il poeta, con sedia e libreria (pare) originarie. Da ricordare,
inoltre, la nicchia in cui è custodita la mummia della
gatta che si dice fosse appartenuta al Poeta. Benché la
casa abbia subito talvolta notevoli modifiche, la sua attuale
sistemazione risale ai restauri avvenuti tra il 1919 e il 1923
quando il Comune di Padova, in accordo con la Soprintendenza ai
Monumenti, fece ripristinare tra gli aspetti più importanti
l'accesso originario e ricostruire le finestre gotiche.
Anche se l'aspetto urbano attorno alla casa si è modificato
nei secoli, ciò che rimane immutato è il potere
evocativo che la casa suscita in sé, complice il paesaggio
che gli si distende davanti e che è più o meno lo
stesso ammirato dal Poeta.
La
tomba del Petrarca
L'arca, in marmo rosso di Verona, che tuttora contiene le spoglie
del Poeta ricalca l'esempio degli antichi sarcofagi romani. Fu
eretta sei anni dopo la morte del Poeta dal genero Francescuolo
da Brossano e reca la scritta dettata dallo stesso Poeta: “FRIGIDA
FRANCISCI LAPIS HIC TEGIT OSSA PETRARCE; SUSCIPE VIRGO PARENS
ANIMAM; SATE VIRGINE PACE. FESSAQ(UE) IAM TERRIS CELI REQUIESCAT
IN ARCE (Questa pietra ricopre le fredde ossa di Francesco Petrarca,
accogli, o Vergine Madre, l'anima sua, e tu, figlio della Vergine,
perdona. Possa essa, stanca della terra, riposare nella rocca
celeste).
Il
prodotto del borgo
Questo è il posto giusto per andare in brodo di
giuggiole, sia per la bellezza del paesaggio e dell’antico
borgo, sia perché ad Arquà la giuggiola è
regina, tant’è che le è dedicata una festa,
mentre altrove il frutto fa ormai parte dei sapori dimenticati.
Il piatto del borgo
Bigoli al ragù: spaghettoni fatti a mano con farina e uova,
passati in un “torchio” e conditi con ragù
di manzo, vitello, maiale, funghi porcini e sugo di pomodoro.