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In compagnia dello storico dell'arte dott. Riccardo Battiferro Bertocchi, visiteremo alcuni interessanti luoghi della nostra città e provincia, dove non ci sarebbe altrimenti possibile entrare.

Le iscrizioni si chiudono il giorno precedente all'uscita.


QUOTE:
Soci e familiari GRATUITO
Simpatizzanti € 10.00 per tutte le uscite


DOMENICA 26 SETTEMBRE - ore 9,30
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VILLA D'ARCO - SAGRAMOSA AL CORNO ALTO

Visita ad un'antica residenza di campagna del '500.
 
DOMENICA 17 OTTOBRE - ore 10,30
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VILLA GAZZOLA DI SAN CIRIACO

Un incredibile luogo della memoria sopra i colli di Negrar.
 
SABATO 29 GENNAIO - ore 10,00
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VILLA BERTOLDI A SETTIMO DI PESCANTINA

Una dimora del '700 che vanta un'importante biblioteca.
 
SABATO 26 FEBBRAIO - ore 10,00
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PALAZZO DA LISCA IN PIAZZA ISOLO

Una costruzione tardoquattrocentesca, di gran pregio, un tempo affacciata alle «acque morte» di un ramo dell'Adige.
 
SABATO 2 APRILE - ore 10,15
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CHIESA DI SAN MICHELE AD ARCE' DI PESCANTINA

Chiesa romanica di San Michele del XII secolo con affreschi.
 
SABATO 30 APRILE - ore 10,30
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LA SCALIGERA - CORTE MAGGIA A MONTORIO

Antica corte nei pressi delle acque del Fibbio

Per iscrizioni contattare il collega Vincenzo Cuozzo.



VILLA D'ARCO - SAGRAMOSA AL CORNO ALTO

Visita ad un'antica residenza di campagna del '500.
Domenica 26 Settembre - ore 9:30
 
GUIDA Riccardo Battiferro Bertocchi (storico)
APPUNTAMENTO Piazzale della chiesa di San Giorgio in Braida
SPOSTAMENTO Con mezzi propri
ISCRIZIONI Entro mercoledì 22 Settembre
NOTE Seguirà un aperitivo in compagnia

VILLA GAZZOLA DI S.CIRIACO

Una villa veneta, costruita sulla struttura di un antico castello
medioevale in posizione panoramica sopra Negar
Domenica 17 Ottobre - ore 10:20
 
GUIDA Riccardo Battiferro Bertocchi (storico)
APPUNTAMENTO Piazzale della chiesa di San Giorgio in Braida.
Per chi abita in Valpolicella, il ritrovo è previsto alle ore 10.40 davanti all'entrata dell'Ospedale di Negrar.
SPOSTAMENTO Con mezzi propri
ISCRIZIONI Entro venerdì 15 Ottobre
NOTE Seguirà un aperitivo in compagnia

VILLA BERTOLDI A SETTIMO DI PESCANTINA

Una dimora del '700 con annessa una ricca biblioteca
ed un vasto parco in riva all'Adige.
Sabato 29 Gennaio - ore 10:00
 
GUIDA Riccardo Battiferro Bertocchi (storico)
APPUNTAMENTO Piazzale della chiesa di San Giorgio in Braida.
Per chi lo desideri è previsto un secondo ritrovo alle ore 10.20 davanti al mobilificio Maistri sulla statale del Brennero.
SPOSTAMENTO Con mezzi propri
ISCRIZIONI Entro venerdì 28 Gennaio
NOTE Seguirà un aperitivo in compagnia

PALAZZO DA LISCA IN PIAZZA ISOLO

Una costruzione tardoquattrocentesca, di gran pregio,
un tempo affacciata alle «acque morte» di un ramo dell'Adige.
Sabato 26 Febbraio - ore 10:30
 
GUIDA Riccardo Battiferro Bertocchi (storico)
APPUNTAMENTO Piazzale della chiesa di Santa Maria in Organo
SPOSTAMENTO Con mezzi propri
ISCRIZIONI Entro venerdì 25 Febbraio
NOTE

Seguirà un aperitivo in compagnia


Un libro edito da Neri Pozza è dedicato alla «Domus Illorum De Lischa», adibita adesso a casa per anziani

UNA FAMIGLIA UN PALAZZO


Dal Rinascimento ad oggi un intrecciarsi di vicende familiari, artistiche e urbane

Palazzo da Lisca, una costruzione tardoquattrocentesca, di gran pregio, un tempo affacciato alle «acque morte» di un ramo dell'Adige, situato tra piazza Isolo - meglio dire Via Interrato dell'Acqua Morta - e via Seminario, è oggi di proprietà dell'Agec (Azienda Gestione Edifici Comunali), che l'ha adibito a casa per anziani, conservando il piano nobile per ospitare eventi sociali collegati al volontariato. E' stato restaurato a questo scopo dal Comune e finanziato prevalentemente dalla Regione con il contributo dell'Associazione cittadina Pro Senectute, promotrice del progetto del restauro. A questo palazzo, alla sua storia e a quella della famiglia da Lisca antica proprietaria, alle vicende e alle caratteristiche del restauro è stato dedicato un bel libro, edito da Neri Pozza e intitolato «Domus Illorum De Lischa - una famiglia e un palazzo del Rinascimento a Verona» (Agec, Consorzio per gli Studi Universitari, Comune e Provincia di Verona) curato e capillarmente documentato da Stefano Lodi, con saggi di Paola Lanaro, di Gian Maria Varanini, che intervengono sulla famiglia da Lisca dal Trecento al primo Seicento e sulla loro collocazione politica e fondiaria. Inoltre Stefano Lodi, nei due saggi fondamentali del libro, indaga sulla situazione urbanistica dell'area dove è collocato il palazzo e sulle sue vicende architettoniche. Infine Paola Marini analizza e commenta la decorazione degli interni e Giorgio Forti illustra e riflette sul restauro da poco concluso.

La caratteristica degli studi che hanno dato corpo a «Domus Illorum De Lischa» è quella di far interagire fra loro le prospettive di storia famigliare, artistica e urbana, secondo un metodo di lavoro messo a punto nel convegno di qualche anno fa su «Edilizia privata nella Verona Rinascimentale», dovuto agli stessi studiosi sopracitati, esperti in storia dell'arte, dell'economia e medievisti, e i cui atti sono stati recentemente pubblicati da Electa.

Il primo scoop di questa ricerca collettiva è l'attribuzione della proprietà della domus ai nobili da Lisca, attribuzione che si era smarrita nel tempo, che piuttosto si riferiva ad un palazzo adiacente, e che, oggi, è del tutto confermata. La prima casa da Lisca era il Torrione che delimita Porta Organa, inglobato poi in un edificio, che recentemente è divenuto sede di un ordine di Suore dedite alla fabbricazione delle ostie, poi venduto dalla curia.

L'altro scoop è l'inatteso ritrovamento di spettacolari pareti affrescate, internamente alla «sala passante» del piano nobile, attribuite a Bernardino India, di grande valore non soltanto figurativo ma indicativo del fatto che questo nobile ambiente era il centro di una grande casa di un'unica importante famiglia; il disvelamento degli stemmi, presenti in una stanza adiacente, ha permesso di accertare la casata dei proprietari committenti e dei successivi, avvicendatisi attraverso matrimoni con esponenti dell'aristocrazia veronese (Da Lisca, Giusti, Bevilacqua Lazise): accanto a questo ambiente una stanza è coperta di quel che resta degli affreschi di Paolo Farinati e della sua bottega che cronologicamente chiudono la vicenda figurativa del complesso edilizio. L'entrata ufficiale del palazzo avveniva da Via Seminario, e quella è la facciata, mentre il retro scendeva verso le acque dell'Adige. La casa era collocata nella periferica contrada di san Vitale, zona manifatturiera, in cui avevano sede molte attività legate al settore tessile per la presenza delle acque dell'Adige...

Ma andiamo con ordine.

Cominciando dal cuore dell'edificio, formato forse dall'unione di due modeste case, più volte manomesso e trasformato nel corso dei secoli, ma che ancora mantiene l'unità nella distribuzione degli ambienti ai due livelli nei quali si sviluppava in origine. La stanza affrescata nel tardo Quattrocento, sita al piano nobile, mostra - dice Paola Marini - una qualità talmente alta nelle decorazioni che pare sia possibile fare riferimento ad un materiale mantegnesco, oppure all'ambito di Gerolamo dai Libri, o meglio ancora a materiale mantegnesco tradotto in affresco da Gerolamo dai Libri. I da Lisca, nella persona di Gianmatteo, furono i committenti del palazzo e della cappella, che porta il loro nome - un tempo ospitante una celebre pala del dai Libri - appunto situata nella abbazia olivetana di Santa Maria in Organo, mentre uno degli abati della stessa è Francesco figlio di Gianmatteo. Siamo quindi in presenza di un bell'intreccio di potere, di devozione e di alta committenza: la famiglia da Lisca si poteva permettere il meglio di quanto in campo artistico si creava allora a Verona e nell'alta Italia.

Ma qual è la storia della famiglia da Lisca? È una gens fiorentina giunta a Verona agli inizi del Trecento, in seguito alla diaspora di ghibellini espulsi da Firenze, di cui faceva parte anche Dante. La vicenda ricalca quella del loro più illustre concittadino. Il loro cognome deriva, secondo Varanini, che racconta il processo di «veronesizzazione» dei conti da Lisca, dal toponimo di una frazione della Valdarno: La Lisca. Si installarono in varie contrade sulla riva sinistra dell'Adige, e, per un periodo di tempo significativo, non solo il Trecento ma anche per tutto il Quattrocento, operando su scenari pluricittadini, perseguirono ambiziosi obiettivi di affermazione politica, coltivarono alte relazioni sociali, adottando diversificate strategie economiche, dal commercio del denaro a quello dei panni lana, dal mestiere delle armi, alla gestione oculata della terra. A seguito dell'ingresso nel funzionariato scaligero ebbero anche un ruolo di rilievo al momento dell'innalzamento di Castelvecchio. E fra Quattrocento e Cinquecento, proprio quando erigevano il palazzo, la memoria lunga della fiorentinità era ancora vitale. Ma l'insediamento nella dimora di san Vitale, di forme così nobili e dignitose, segna l'acquietarsi in una dimensione provinciale della famiglia che ha fatto parte ininterrottamente del patriziato veronese, da allora fino ad oggi, illustrandosi anche nella vita culturale della città. Alla fine del Cinquecento tuttavia il giurista Alessandro da Lisca, responsabile delle trasformazioni a cui il palazzo va incontro in quegli anni, restituisce alla casata un importante ruolo sovraregionale con gli incarichi in particolare svolti per Vespasiano Gonzaga - duca di Sabbioneta - e Ferdinando d'Asburgo, arciduca d'Austria. Con l'uscita di scena di questo ramo della famiglia nel tardo Seicento, il palazzo, passato a modesti proprietari e poi in mano pubblica, viene dimenticato e trascurato dagli storici fino alla recente riscoperta.

Paola Altichieri Donella
http://www.csu-vr.org/news/1lug2002.html


CHIESA DI SAN MICHELE AD ARCE' DI PESCANTINA

Una chiesa Romanica del XII secolo con affreschi
Sabato 2 Aprile - ore 10:15
 
GUIDA Riccardo Battiferro Bertocchi (storico)
APPUNTAMENTO Piazzale della chiesa di San Giorgio in Braida.
Per chi lo desideri è previsto un secondo ritrovo alle ore 10.30 davanti al mobilificio Maistri sulla statale del Brennero.
SPOSTAMENTO Con mezzi propri
ISCRIZIONI Entro venerdì 1 Aprile
NOTE

Seguirà un aperitivo in compagnia


CHIESA DI SAN MICHELE, in Arcè

La chiesa di San Michele ad Arcè fu costruita al principio del secolo XII; viene segnalata nei documenti del 1.139. E' situata in un "brolo", praticello cintato da mura, un tempo c'erano i gelsi, ora non più. E' un monumento dedicato a San Michele Arcangelo, la cui festa scade il 29 settembre, sagra del paese. Ancora oggi è un oratorio pubblico. Viene celebrata la S. Messa festiva. La chiesetta viene scelta per celebrare ricorrenze e matrimoni, proprio per la sua semplice architettura. Il praticello è di proprietà privata, però è garantito il passaggio.

ARCHITETTURA esterna
Alcuni elementi presenti nella Chiesetta campestre risalgono alla prima metà del XII sec.: un semplice stile romanico-campestre. La facciata è a "capanna", cioè a doppio spiovente. L'ingresso principale, arcuato a tutto sesto, è incorniciato da conci di tufo; ai lati della porta ci sono due finestre quadrate, munite di inferriata, aperte più tardi nel XVII sec. La muratura è in ciottoli; agli angoli si notano i soliti massicci blocchi di tufo e di calcare disposti irregolarmente.

MURO MERIDIONALE
Sul muro meridionale si distinguono i corsi di ciottoli disposti a spina di pesce. Il ciottolo era raccolto nel fiume Adige. Sull'archivolto dell'ingresso secondario è graffiata in caratteri del XII sec. la celebre frase "SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS": si tratta di una combinazione di parole di origine antica e componente un quadrato magico, "il seminatore di un arepo (pezzo di terra) mantiene col suo lavoro il convento."
All'estremità si nota l'abside con il campanile.

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ABSIDE
L'abside è a corsi di ciottoli interrotti da qualche filare di tufo, è semicircolare, presenta una finestrella quadrata aperta più tardi.
All'angolo tra l'abside e la parete meridionale s'innalza il campanile quadrangolare, la cui base è romanica, mentre la sopraelevazione e la cella campanaria, con due piccole campane, sono posteriori, del XVI sec.
Lungo il lato nord c'è l'ingresso che porta all'interno della chiesetta.

INTERNO
L'interno è ad una navata coperta da tetto a cavalletti. Il presbiterio è leggermente sopraelevato e l'abside è chiusa da un altare del 1.700. Il fianco meridionale rivela i corsi di ciottoli regolari. Pochi sono i dipinti: la pala dell'altare non è quella originale che è andata perduta.

I DIPINTI
Sulle pareti interne della chiesa di San Michele rimangono pochi affreschi. Si trovano sul giro absidale e raffigurano un "Santo abate" forse San Benedetto, una "Madonna della Misericordia" che raccoglie sotto il suo mantello persone che pregano; all'interno dell'abside San Michele. Sulla parete settentrionale "Tre teste di Santi" la centrale è di San Nicola. Sulla parete meridionale una "Madonna allattante" molto rovinata, risale al primo 1.300.
Anche nella chiesetta di Santa Lucia rimangono alcuni affreschi di minor valore e più rovinati


LA SCALIGERA - CORTE MAGGIA A MONTORIO

Antica corte alle porte di Verona
Sabato 30 Aprile - ore 10:30
 
GUIDA Riccardo Battiferro Bertocchi (storico)
APPUNTAMENTO Piazzale della chiesa di San Giorgio in Braida.
Per chi lo desideri è previsto un secondo ritrovo alle ore 10.45 davanti al campo da rugby del Gavagnin.
SPOSTAMENTO Con mezzi propri
ISCRIZIONI Entro venerdì 29 Aprile
NOTE Seguirà un aperitivo in compagnia